Vigneto In nova
uno sguardo accurato
sul futuro della viticoltura
buona lettura!
 

Vigneto InNova, la sfida del cambiamento

Ogni bottiglia di vino è una macchina del tempo. Mette infatti chi la beve in collegamento con il passato e spinge chi la produce a immaginarsi il futuro.

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Di Lorenzo Tosi

Perché ogni singolo vino è già nella mente del viticoltore sin dal momento dell’impianto del vigneto e la sua sfida è quella di produrlo sempre meglio. Una continua rincorsa che richiede una grande capacità d’innovazione: il cambiamento nel modo di fare, dire, pensare il vino non può essere evitato.
Non è un caso se nel nostro Paese il vigneto è il laboratorio dove si mettono a punto innovazioni come la precision farming, la digitalizzazione, la meccanizzazione, l’evoluzione delle biotecnologie, i metodi di produzione più sostenibili.
La viticoltura è il principale motore per l’evoluzione dell’agricoltura perché tra i filari non è mai bastato “produrre”: bisogna creare qualità, sostenibilità, persino cultura. I consumatori dicono di preferire il vino fatto “come una volta”, ma alla prova dei fatti premiano sempre la creatività dei produttori. Oggi poi ci sono nuove esigenze che spingono verso il cambiamento: il global warming, nuove emergenze fitosanitarie, l’attenzione verso la tutela dell’ambiente, del suolo e della biodiversità. La sostenibilità e la sfida della neutralità climatica. Un mercato che assume dimensioni sempre più globali. Sfide che, per fortuna, oggi possono essere affrontate scegliendo le giuste contromisure.
La rapida evoluzione delle conoscenze tecnico-scientifiche ci mette a disposizione strumenti impensabili fino a pochi anni fa: dai vitigni resistenti, ai Dss; dalle attrezzature a rateo variabile ai robot; dai biostimolanti agli agenti di biocontrollo, ecc.
Le innovazioni in viticoltura sono come un cesto di ciliegie: ne provi una, spinto da un’esigenza specifica, e poi finisci il cesto. Oppure possono essere come i cioccolatini di Forrest Gump: non sai mai cosa ti può capitare. La missione di Edagricole è da sempre quella della conoscenza: vogliamo informare i nostri lettori per fare in modo che sappiano cosa c’è dentro ogni cioccolatino. Vigneto InNova è l’innovativa formula indoor di Nova agricoltura in vigneto. In cinque anni abbiamo incontrato migliaia di voi alle prove dimostrative che abbiamo allestito nei vigneti italiani. Nel 2020 questo non è stato possibile. Ci siamo impegnati durante il forzato isolamento per fornirvi un nuovo strumento ipertestuale, interattivo e multimediale per consentirvi di navigare tra le innovazioni tecniche che caratterizzano i diversi metodi di produzione. Abbiamo immaginato tre diversi livelli di meccanizzazione e di digitalizzazione per consentire ad ogni produttore di scegliere la soluzione più giusta per la propria dimensione. Abbiamo cercato di guardare con nuovi occhi quello che è già disponibile e quello che sta arrivando nel vigneto, perché anche per tutti noi giornalisti, grafici, redattori, autori e collaboratori editoriali di Edagricole, Terra e Vita e VVQ, Vigne, Vini & Qualità il cambiamento è una sfida continua. Da condividere con chi ci segue da più di 80 anni.

Vigneto inNova - Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00 da wtinelli

Sommario

Nuovi Vitigni

Più fiducia nel breeding

Bruxelles affida all’evoluzione dei vitigni resistenti e alle prospettive delle Nbt il compito di assicurare maggiore sostenibilità in viticoltura

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Riccardo Velasco, direttore Crea Viticoltura Enologia

Doppia rivoluzione nel miglioramento genetico della vite. Dopo decenni di sostanziale immobilismo l’evoluzione delle biotecnologie e la corsa per la codifica del suo genoma (un obiettivo raggiunto dal nostro Paese nel 2007) hanno innescato lo sviluppo di nuove varietà caratterizzate da doppie e triple resistenze a temibili malattie fungine come peronospora e oidio.

Incroci tradizionali

Questi nuovi vitigni resistenti sono ottenuti con tecniche tradizionali di incroci ricorrenti, in cui il DNA proveniente dal parentale “nobile”, ovvero dalla varietà di Vitis vinifera di pregio, è presente con percentuali superiori al 97%. La selezione assistita da marker consente di verificare la presenza dei geni di resistenza desiderati provenienti da varietà americane o asiatiche. Le prime varietà di questo tipo sono state registrate in Italia nel 2009. Il 2015 è l’anno  dell’iscrizione delle prime varietà frutto di ricerca 100% italiana. Il 2020 è l’anno dell’iscrizione di varietà resistenti ottenute da due differenti gruppi di ricerca italiani. La loro diffusione è stata all’inizio rallentata dal peso di una stringente burocrazia registrativa che impone almeno 4 anni di sperimentazione per l’autorizzazione in ogni regione e che va superata in nome della sostenibilità delle produzioni, della redditività dei produttori e della competitività del nostro vino.

Le promesse delle Nbt

Nel frattempo la strategia Farm to fork e il Nobel attributo alle loro due scopritrici si accingono a dare il decisivo impulso allo sviluppo delle prime varietà di vite ottenute attraverso Genome editing. È la più promettente tra le New breeding technique (o tecnologie di evoluzione assistita). Consente di apportare modificazioni puntiformi estremamente precise sul genoma della vite . Anche in questo caso le maggiori prospettive sono quelle connesse allo sviluppo di varietà resistenti ma le due tecnologie non vanno confuse: con le NBt non si ottengono nuove varietà ma nuovi cloni, geneticamente corrispondente al genitore a parte un solo gene. Ma prima di vedere in campo queste innovazioni passeranno non meno di 8-10 anni.

  • Varietà resistenti iscritte al Catalogo nazionale

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Più resistenza, meno trattamenti

Vitigni resistenti, una soluzione per la querelle del nome

Cloni Nbt, l’innovazione del prossimo futuro

Vigneto inNova - Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00 da wtinelli

Vigneti 4.0

Un fil rouge tecnologico per la svolta del Green Deal

La smart farming alla base della rivoluzione sostenibile del vigneto

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Francesco Marinello, Università di Padova

Quella dell’agricoltura digitale è un’innovazione ad alto impatto. Ha le potenzialità per rivoluzionare tutta la produzione primaria, favorendo la quantità e qualità dei raccolti, la riduzione degli scarti e la salvaguardia dell’ambiente. La viticoltura è il settore che registra il più alto ritmo di diffusione delle tecnologie digitali, all’interno però di un comparto agricolo in drammatico ritardo. Un recente monitoraggio effettuato dall’Università di Padova e dall’osservatorio sull’agricoltura digitale (www.agricolturadigitale.org) ha individuato le aspettative degli operatori verso le nuove tecnologie. I viticoltori, a sorpresa, mettono al primo posto l’obiettivo della sostenibilità ambientale (in termini di riduzione dell’impatto delle produzioni, risposta al climate change e riduzione del numero di trattamenti fitosanitari). Alta priorità anche nei confronti di soluzioni tecnologiche in grado di ridurre lo stress idrico e capaci di trasferire le attività di campo in etichetta al fine di valorizzare il prodotto.
«La digitalizzazione – testimonia Francesco Marinello dell’Università di Padova – collega le diverse fasi di produzione in vigneto e in cantina con un fil rouge tecnologico che costituisce la migliore strategia per realizzare la svolta sostenibile auspicata dall’Unione europea con il Green Deal». La possibilità di fornire le migliori garanzie di sostenibilità e tracciabilità apre così la strada per una vera gestione From Farm to Fork, o meglio… From Vineyard to Glass.

Le aspettative dei produttori

  • Incremento delle rese - 36,36
  • Aumento grado o acidità - 50,00
  • Trasferimento delle attività di campo in etichetta - 73,48
  • Tecnologie per ridurre lo stress idrico - 76,52
  • Riduzione impatto ambientale delle pratiche agricole - 91,67

La smart farming prende piede soprattutto in vigneto e può diventare la base per lo sviluppo della prossima rivoluzione, quella della robotizzazione delle pratiche agricole che, grazie all’utilizzo di intelligenza artificiale e computer vision, consentirà di applicare in tempo reale le indicazioni dei Dss

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    Settanta i produttori vitivinicoli interpellati dall’Università di Padova a inizio 2020. Il sondaggio mirava a fare emergere le priorità dei produttori riguardo all’innovazione della viticoltura 4.0. A vincere a sorpresa è stato l’obiettivo della sostenibilità ambientale (91% delle risposte). L’impatto del climate change emerge dall’attenzione data al problema dello stress idrico. Tecnologie come Iot e Blockchain suscitano aspettative riguardo alla possibilità di trasferire le attività di campo in etichetta al fine di valorizzare il prodotto. Minore priorità dovrebbe essere data invece alla ricerca di tecnologie per il miglioramento qualitativo delle uve, essendo presumibilmente il risultato di una pratica agronomica adeguata. L’incremento delle rese risulta invece prevalentemente non necessario.

Vigneto inNova - Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00 da wtinelli

Le parole chiave della G.R. GAMBERINI SRL alla vigilia della nuova stagione

Tradizione, innovazione e fiducia

Le parole chiave della G.R. GAMBERINI SRL alla vigilia della nuova stagione

Tradizione, innovazione e fiducia

52 anni di attività nel settore delle macchine agricole sono già di per sé un traguardo, ma soprattutto in periodi difficili danno consapevolezza e forza all’Amministratore Luca Gamberini per continuare sulla strada dei prodotti performanti e affidabili.

«Il nostro punto di forza è quello di avere un prodotto tecnicamente eccellente, realizzato ancora alla “vecchia maniera”, utilizzando materiali costruttivi di prima qualità, reperiti presso fornitori selezionati nel corso degli anni, carpenteria interna, che ci consente di realizzare telai in serie ma anche singolarmente, e infine montaggio artigianale delle macchine, che vengono poi collaudate una a una.

Essere microimpresa è una sfida avvincente, in quanto soffriamo della concorrenza di grandi realtà produttive, ma siamo anche in grado di batterle offrendo flessibilità, cura del prodotto e soprattutto personalizzazione. Il nostro “special team” non di rado si trova a personalizzare la macchina direttamente in collaborazione con il Concessionario e l’utilizzatore finale. Un servizio impagabile per chi poi si troverà a impiegare la macchina quotidianamente in campo, serra, vigneto, oliveto o frutteto che sia.

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    L’ampia gamma delle macchine per la protezione delle colture spazia dagli atomizzatori per frutteto e oliveto alle impolveratrici pneumatiche (o “realmente pneumatiche” come le chiama Gamberini, che hanno la gamma più completa sul mercato), dai nebulizzatori a basso volume d’acqua per vigneto agli impianti per diserbo professionale. Una gamma che recentemente si è arricchita delle macchine per i trattamenti ad acqua ozonizzata.

    L’ultimo riconoscimento europeo, la vittoria del Bando Horizon 2020 in collaborazione con MET ozone experts relativamente all’OXIR – la macchina per trattamenti con acqua ozonizzata a residuo zero che sta dando risultati eclatanti nella lotta alle malattie fungine come peronospora, botrite e oidio – permetterà di certificare queste macchine che daranno una grande mano ai clienti per il contenimento dei residui chimici.

    Con queste solide radici affrontiamo con fiducia il domani e le sfide che ci attendono».

    www.impolveratori.com

Atomizzatori e nebulizzatori GR Gamberini per il trattamento del vigneto

Nebulizzatore-a-basso-volume-3-filari-6-facciate

Nebulizzatore a basso volume 3 filari / 6 facciate

Nebulizzatore a basso volume
3 filari / 6 facciate

Con computer per l’erogazione proporzionale all’avanzamento, GPS e controllo idraulico integrato, massima flessibilità con distribuzione da ultra basso volume fino a volume normale ( consigliati 250 litri / ettaro ).

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Atomizzatore-con-torretta-INOX-rovesciata

Atomizzatore con torretta INOX rovesciata

Atomizzatore con torretta INOX rovesciata
per trattamenti su olivi intensivi, vigneti e frutteti, con flusso di aria potente ed uniforme grazie alla ventola d.900 con frizione integrata e sistema di deviatori orientabili all’interno della torretta

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Nebulizzatore-a-basso-volume-2-filari-4-facciate

Nebulizzatore a basso volume 2 filari / 4 facciate

Nebulizzatore a basso volume 2 filari / 4 facciate
con testata modulare componibile a seconda del sesto d’impianto da trattare, pompa in ottone e comando elettrico con possibilità di installare computer come per il 3 filari / 6 facciate

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prova

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gamberini
- Ultima modifica: 2020-09-28T11:43:35+02:00
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Evoluzione digital: tre diversi livelli

Dal produttore che tenta i primi timidi approcci al Gps e alle mappe di vigore, alle cantine più tecnologiche votate alla connessione digitale completa tra vigneto, cantina e mercati attraverso app, sensori, Internet of thing e Blockchain. L’evoluzione digitale della viticoltura italiana non è un pacchetto completo prendere o lasciare, ma prevede diversi livelli di adozione, a seconda delle differenti esigenze aziendali. L’analisi di Francesco Marinello dell’Università di Padova, compiuta nell’ambito dell’Osservatorio dell’agricoltura digitale (www.agricolturadigitale.org), intreccia le diverse fasi produttive dal campo alla bottiglia, dalla difesa alla concimazione, dalla vinificazione fino ai software gestionali, rilevando tre diversi livelli di digitalizzazione:

  • entry level;
  • media innovazione;
  • strategie altamente innovative.

Quando scatta la “molla”

Quasi sempre la “molla” che attiva la svolta digitale è la necessità di risolvere un problema specifico. Spesso si tratta di una problematica fitosanitaria o che in qualche modo ha a che fare con le conseguenze del climate change.

In questo caso le centraline meteo aziendali devono essere collegate a sistemi di supporto delle decisioni (DSS) in grado di interpretare il livello del rischio in tempo reale. I DSS disponibili consentono diversi livelli di approfondimento e stanno effettivamente diventando l’oggetto del desiderio di molti viticoltori. E al tempo stesso anche il primo passo verso la digitalizzazione delle attività in vigneto stimolando l’adozione di sensori remoti come droni o satelliti per rilevare la variabilità della vegetazione, o di sensori prossimali per rilevare la variabilità del suolo. Ma la consacrazione definitiva della viticoltura 4.0 arriverà quando da strumento di gestione dei problemi e contenimento dei costi, diventerà un vero elemento di valorizzazione. E ciò sarà reso possibile dalla diffusione dell’etichette digitali e dalla condivisione dei dati di produzione via Iot, Big Data e Blockchain.

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Gestione smart di difesa e irrigazione
Dss e irroratrici intelligenti, tre livelli di combinazioni per le esigenze di tutte le aziende vitivinicole

Concimazione Rtv e vendemmia Gps
Ridurre gli errori e guadagnare in qualità

Verso il vino 4.0
Iot blockchain, smart analysis. Strumenti digitali per ottenere valore lungo la filiera commerciale

Vigneto inNova
- Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00
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Con i DSS la difesa è precisa e sostenibile

Sistemi evoluti in grado di trasformare la valanga dei Big Data in consigli utili per la protezione del vigneto (e non solo)

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Tito Caffi, Diproves - Università Cattolica del Sacro Cuore Piacenza

L’affermarsi di un modo di produrre più sostenibile, smart e di precisione, assieme allo sviluppo di tecnologie come Iot (Internet of Things), Big Data e sensoristica avanzata implementata su satelliti, droni e veicoli autonomi stanno dando impulso allo sviluppo e diffusione di sistemi di supporto alle decisioni o DSS (dall’inglese Decision Support System) sempre più evoluti e user friendly.
I DSS consentono di mantenere sempre sotto controllo il vigneto attraverso smartphone o tablet e sono costituiti da tre componenti fondamentali: raccolta dei dati, analisi e interpretazione, formulazione di un consiglio agronomico in forma di allerte, opzioni o scenari. Possono aiutare nella gestione agronomica, ad esempio per la concimazione o l’irrigazione del vigneto, ma il loro ambito di applicazione più performante è quello della difesa fitosanitaria. In quest’ultimo caso l’accuratezza dei DSS è legata a due fattori:

  • la disponibilità di dati affidabili in particolar modo di quelli meteorologici, raccolti da una rete di centraline diffuse a livello territoriale;
  • la possibilità di fare riferimento a modelli previsionali meccanicistici validati attraverso adeguate prove sperimentali per contrastare con efficacia malattie come peronospora e oidio utilizzando in maniera pienamente sostenibile i mezzi tecnici per la difesa.

Schema di funzionamento di un DSS

Tre punti fermi

Elementi fondamentali dei DSS sono:

  • monitoraggio (raccolta di informazioni su pianta, clima e ambiente colturale),
  • capacità di analisi accurata (elaborazione dei dati attraverso modelli meccanicistici),
  • formulazioni di consigli (operazioni colturali e interventi di difesa).

I DSS sono al servizio della sostenibilità e della viticoltura di precisione, perché consentono di “fare la cosa giusta, al momento giusto, nel posto giusto”.

  • Sommersi dai Big Data

    La tecnologia avanza e i viticoltori rischiano di essere sommersi da una montagna di dati e informazioni sia statiche (coordinate geografiche, vitigni, età, metodo colturale, sistema d’allevamento ecc.) sia dinamiche (condizioni meteo, interventi colturali adottati, dati di monitoraggio di ogni organo della vite e del suolo). Tutti dati che possono essere georeferenziati attraverso GIS (Geographic Information Systems) sia per favorire la gestione della produzione sia per valorizzare il prodotto attraverso la Blockchain. I DSS più evoluti possono intercettare e gestire tutti questi dati nelle piattaforme digitali, assumendo così un ruolo chiave nel trasformare questa marea di informazioni, altrimenti difficili da utilizzare, in pratici consigli operativi.

  • I modelli meccanicistici

    Addio vecchia regola dei “3 dieci”. I modelli previsionali meccanicistici sono l’evoluzione dei modelli empirici (come appunto la formula anti-peronospora messa a punto nel dopoguerra da Baldacci)  e sono in grado di prevedere l’evoluzione di un sistema (ad esempio l’andamento delle infezioni di patologie fungine su vite) in relazione a un numero più o meno elevato di variabili guida.
    Le informazioni derivano da esperimenti specifici effettuati in ambiente controllato e in campo per descrivere l’effetto dei fattori influenti su uno o più aspetti del patosistema. Questi modelli analizzano in dettaglio i differenti stati del ciclo di infezione e/o malattia e i loro cambiamenti nel tempo in seguito all’influenza delle variabili ambientali.
    I modelli meccanicistici hanno diversi vantaggi: alto livello di dettaglio sui processi, accuratezza e robustezza, possibilità di effettuare previsioni, flessibilità. L’altro lato della medaglia è rappresentata dall’elevata complessità, dagli  alti costi di sviluppo, e dalla necessità di multidisciplinarietà. I Dss più efficaci sono quelli che implementano questi modelli.

Vigneto inNova
- Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00
da wtinelli

Gestione sostenibile

Cambia il clima, deve cambiare la tecnica agronomica

Di Alberto Palliotti - Università di Perugia

I viticoltori oggi non possono fare a meno di preoccuparsi della sostenibilità ambientale e della neutralità climatica, abbassando l’impronta idrica e carbonica della propria attività per cercare di contenere e mitigare il climate change. I sempre più frequenti decorsi meteo avversi, che vanno dalle gelate primaverili, alle grandinate estive, alle bombe d’acqua ed agli stress idrici, termici e radiativi, sono direttamente responsabili di notevoli danni (v. riquadro):
La ricerca sta fornendo mezzi e tecniche in grado di mitigare e/o annullare questi effetti negativi classificabili in tre gruppi:

I danni del climate change

  • Produzioni scarse
  • Qualità insufficiente
  • Disidratazione spinta a carico degli acini
  • Danni da scottature solari (Sunburn)
  • Seri rischi per la sopravvivenza delle piante
  • Bilanci aziendali in profondo rosso
  • Genetica: nuovi portinnesti resistenti (serie M, Georgikon 28, ecc.), nuovi vitigni resistenti e/o tolleranti alle malattie fungine (serie “VCR-Università di Udine” e serie “Fondazione Mach-Consorzio CIVIT” per peronospora ed oidio, serie IASMA-ECO per botrite).
  • Idonee tecniche colturali: alcune dotate di elevata flessibilità ed applicabili alla chioma (caolino, zeolite ed altri composti ad effetto sunscreen, antitraspiranti naturali a base terpenica, reti e teli schermanti, riconsiderazione degli interventi di cimatura dei germogli, di defogliazione nonchè dell’epoca di potatura invernale, ecc.), altre rivolte al suolo al fine di aumentare la capacità di ritenzione idrica nonchè l’approfondimento dell’apparato radicale (sovesci e inerbimenti mirati, sostanza organica da matrici varie, biochar, ripuntatori/scarificatori meccanici, ecc.).
  • Uso di biostimolanti: ultima frontiera aperta ed in forte evoluzione (anche a livello normativo) utile per potenziare sia gli apparati radicali (micorrize arbuscolari, rizobatteri, estratti umici, ecc.) sia le chiome (estratti di alghe brune oceaniche, lievi inattivati, idrolizzati proteici, consorzi microbiologici ad azione multitasking, estratti di piante, ecc.).

L’obiettivo primario è quello di salvaguardare la funzionalità della pianta (chioma e radici) durante i periodi critici nonché la sostenibilità ambientale e la tutela del territorio mediante tecniche prontamente spendibili, non inquinanti e a costi contenuti.

Grappolo di Sangiovese con eccessiva disidratazione e scottature solari

Vigneto fortemente stressato da forte carenza idrica ed elevati regimi termici e radiativi

  • Irrigazione di precisione (dove si può)

    Di fondamentale aiuto sono le previsioni meteo assistite da satelliti, decisamente precise oggi almeno nel breve e medio termine. Nelle aree viticole con sufficienti dotazioni idriche si può far ricorso a recenti innovazioni nel settore dell’irrigazione:

    – tecnica del deficit irrigation,
    – sub-irrigazione con gocciolatori di ultima generazione anti-occlusioni,
    – recupero delle acque reflue di cantina,
    – impiego di bacini collinari per l’invaso delle acque piovane autunnali e invernali.

    Purtroppo però la maggior parte della viticoltura italiana viene esercitata in asciutto.

  • Preservare la funzionalità fogliare

    Soprattutto dove l’irrigazione non è possibile, occorre predisporre tecniche di tutela della funzionalità fogliare durante le giornate nefaste, prontamente applicabili e a costi contenuti, in modo da poter poi recuperare il normale decorso fisiologico dopo il passaggio degli eventi calamitosi. Con temperature dell’aria superiori a 35-36 °C occorre infatti contrastare i fenomeni di fotoinibizione cronica con compromissione dell’attività sia vegetativa che produttiva. In tali situazioni, per innalzare il livello di resilienza del vigneto si può ricorrere a pratiche agronomiche rivolte al suolo che alla chioma (vedi anche prossimo articolo). Quella più consona va individuata in funzione:

    – della tipologia ed intensità dello stress incipiente,
    – dei costi da sostenere,
    – del grado di flessibilità (alcune pratiche sono efficaci ma richiedono tempi medio o lungo, altre invece sono a pronto effetto).

  • Monitoraggio digitale

    I sensori di ultima generazione, collegati a Dss e software gestionali, sono in grado di rilevare con elevata precisione le risposte fisiologiche della vite consentendo di riconoscere in anticipo eventuali situazioni di stress e di intervenire tempestivamente. Questi sensori consentono di elevare la sostenibilità del vigneto riducendo gli input energetici e chimici con indubbi vantaggi anche a livello economico attraverso la valorizzazione del miglioramento ottenuto, magari certificato, della sostenibilità della produzione.

  • I meccanismi di resilienza della vite

    La vite, come le altre specie vegetali, possiede meccanismi congeniti di resistenza regolati da geni specifici responsabili di diversi meccanismi metabolici di soccorso, tra cui:

    – produzione ed accumulo di fitoalessine (resveratrolo, viniferine, piceidi, ecc.),
    – di osmoliti (prolina, zuccheri, cationi, ecc.),
    – di specie reattive all’ossigeno (H2O2, OH, ecc.),
    – di proteine di patogenesi (soprattutto legate all’acido salicilico e jasmonati),
    – formazione di composti che si accumulano sulle pareti cellulari aumentandone la resistenza meccanica (callosio, lignina, ecc.).

    Tecniche come la deficit irrigation o la gestione oculata della fertilizzazione sono in grado di stimolare (o non inibire) queste reazioni della vite. Le condizioni climatiche indotte dal global warning invece riducono il grado di resilienza della coltura.

Vigneto inNova
- Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00
da wtinelli

ECOSOSTENIBILITÀ E INNOVAZIONE MARCHIATE IDEAL

ECOSOSTENIBILITÀ E INNOVAZIONE MARCHIATE IDEAL

DROP SAVE 4.0 è la risposta di Ideal alla necessità di avere una viticoltura di precisione ma al tempo stesso a basso impatto ambientale. Drop Save, infatti, è il nebulizzatore a recupero marchiato Ideal che si contraddistingue per il suo innovativo sistema di recupero e per il suo comando DS, che consentono di lavorare in basso volume (100-300 L/ha) su 2 filari completi contemporaneamente in modo automatizzato, recuperando in media il 50% del liquido nebulizzato.

DROP SAVE 4.0 è la risposta di Ideal alla necessità di avere una viticoltura di precisione ma al tempo stesso a basso impatto ambientale. Drop Save, infatti, è il nebulizzatore a recupero marchiato Ideal che si contraddistingue per il suo innovativo sistema di recupero e per il suo comando DS, che consentono di lavorare in basso volume (100-300 L/ha) su 2 filari completi contemporaneamente in modo automatizzato, recuperando in media il 50% del liquido nebulizzato.

  • ALTRO...

    Non solo, DROP SAVE è ora anche certificato in agricoltura 4.0 grazie alle ultime migliorie apportate al suo pannello di controllo e alla APP per smartphone dedicata, che permettono di trasferire tutti i dati registrati ai vari dispositivi aziendali e viceversa, nonché di avere uno spazio disponibile in cloud e notificare in tempo reale eventuali anomalie della macchina.

    La certificazione 4.0 è un importante riconoscimento per Drop Save non solo perché attesta quanto sia all’avanguardia, ma anche perché permette alle aziende agricole di beneficiare del credito d’imposta e/o di avere altri sgravi fiscali.

CERTIFICATO IN AGRICOLTURA 4.0: PER RECUPERARE NON SOLO TEMPO E RISORSE, MA ANCHE DENARO!

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- Ultima modifica: 2020-09-24T15:48:04+02:00
da wtinelli

Tecniche agronomiche anti climate change

di Alberto Palliotti - Università di Perugia

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Innovazioni per la gestione del vigneto in risposta al global warming

Il cambiamento climatico sta generando aree di produzione nelle quali le deviazioni meteorologiche dannose (es. eccessi termici e radiativi e carenza idrica) per gli attuali schemi di coltivazione, ottimizzati ed utilizzati con successo da tempo, sono piuttosto ricorrenti ed aree ove invece sono piuttosto sporadiche, ma non per questo altrettanto dannose. Nel primo caso sono utilizzabili tecniche di gestione, alcune di recente messa a punto, caratterizzate da debole flessibilità, ovvero che si applicano all’inizio della stagione senza sapere in realtà se poi gli stress termici e radiativi si verificheranno. Nel secondo caso invece possiamo includere tecniche di gestione flessibili che si possono utilizzare anche a stagione avanzata e solo se si verificano condizioni critiche. Queste tecniche, divise in flessibili e non, sono elencate nella Tabella, con i relativi effetti che esercitano sia sulle rese produttive che sull’epoca di vendemmia e sui principali componenti della qualità dell’uva, nonché i riferimenti per eventuali approfondimenti.

La maggior parte di queste tecniche agiscono soprattutto sulla maturazione tecnologica delle uve con rallentamenti nella capacità di produzione ed accumulo degli zuccheri nei mosti, poichè si basano sull’induzione di stress fotosintetici calibrati (tecniche n. 1, 2, 3, 4) e nel posticipare l’epoca ottimale di vendemmia. Altre agiscono invece sull’induzione di meccanismi di competizione nutrizionale tra i vari organi della pianta (tecniche 6, 7, 8 9), mentre altre tecniche agiscono riducendo o limitando gli stress termici e radiativi (n. 5 ed in parte anche la n.4), poichè esercitano un effetto schermante cui segue una riduzione delle temperature dei tessuti.

Vigneto inNova
- Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00
da wtinelli

Spezzare la monotonia di rame e zolfo

La viticoltura biologica evoluta deve guardare all’innovazione

di Marco Pierucci e Fabio Burroni - Studio Associato Agronominvigna

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I “fantastici quattro” del vigneto bio
I livelli di competenze agronomiche per governare la biodiversità dei vigneti bio

Vigneto bio: una sfida per produttori motivati e preparati. Per essere davvero fedeli alla complessa definizione contenuta nel Reg. 834/2007 (vedi riquadro), è necessario passare a un livello più evoluto di viticoltura biologica, che si affranchi dal suo passato monotono di rame e di zolfo per convogliare in sé le innovazioni tecnico-scientifiche messe a disposizione dal mercato in questi ultimi decenni. Un moderno ed evoluto approccio biologico, inoltre, deve essere globale e maggiormente rispettoso del significato di “bio”, vale a dire della vita, ponendo la stessa attenzione alla salute della pianta, alla salute del suolo e alla biodiversità presente sopra e sotto il terreno.

Obiettivo: biodiversità

La viticoltura biologica evoluta deve favorire lo sviluppo di una corretta biodiversità vegetale nei vigneti e nelle aree limitrofe, quale prerequisito indispensabile allo sviluppo di un ambiente adatto a mantenere anche la massima biodiversità microbica e animale nel suolo e sopra il suolo. Tutto questo a vantaggio di un maggiore equilibrio tra parassiti e organismi utili e a favore del ripristino e del mantenimento di una naturale fertilità del suolo che resta il maggiore obiettivo tecnico ed etico dell’agricoltura biologica.
Nella viticoltura biologica evoluta la difesa deve essere basata non più esclusivamente sui fitofarmaci tradizionali (rame, zolfo, piretro, ecc.), ma anche sulle numerose innovazioni tecnico-scientifiche oggi disponibili e di cui riportiamo uno schema riassuntivo.
Per essere viticoltori biologici evoluti occorre quindi conoscere e padroneggiare anche molte innovazioni tecniche. Sarebbe più logico definire la viticoltura biologica evoluta anche come innovativa e cognitiva, ma meglio non esagerare con inutili etichette.

Cos’è l’agricoltura biologica

La produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali. Il metodo di produzione biologico esplica pertanto una duplice funzione sociale, provvedendo da un lato a un mercato specifico che risponde alla domanda di prodotti biologici dei consumatori e, dall’altro, fornendo beni pubblici che contribuiscono alla tutela dell’ambiente, al benessere degli animali e allo sviluppo rurale.

Fonte Reg (CE) N. 834/2007 DEL CONSIGLIO del 28 giugno 2007

Vigneto inNova
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La sostenibilità del vigneto si certifica

Gli schemi italiani,
quelli internazionali
e tutta l’innovazione che serve

di Ettore Capri - Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza

La storia dei sistemi di certificazione della sostenibilità di vigneti e vini ha avuto inizio oltre oceano nel 1997, quando è stata introdotta la prima certificazione di viticoltura sostenibile.

Da allora, gli schemi di certificazione si sono moltiplicati, e con loro gli ambiti, le metodologie e le valutazioni dei prodotti. Ognuno degli schemi (sul mercato internazionale sono riportati più di 10 schemi di certificazione dedicati al vino) è un’istantanea unica dei componenti più interessanti del ciclo di vita del vino e utilizza una varietà di metodologie diverse per la valutazione. Combinando gli sforzi delle aziende associate, confrontando i processi e applicando le migliori pratiche di gestione, questi sistemi creano opportunità di riflessione, auto-miglioramento e sana concorrenza. Le certificazioni attuali sono specifiche per determinate regioni o paesi, è per questo che i criteri di certificazione variano considerevolmente in tutto il mondo. L’elemento comune metodologico è la misura del ciclo di vita delle produzioni attraverso l’inventario delle attività e l’impiego di indicatori per i calcoli.

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Cos’è VIVA

La misura del ciclo di vita delle produzioni attraverso l’inventario delle attività e l’impiego di indicatori per i calcoli sono gli elementi hanno ispirato, già nel 2011, il Ministero dell’Ambiente a lanciare il programma di certificazione VIVA per misurare e migliorare le prestazioni dell’intera industria vitivinicola in collaborazione con aziende, centri di ricerca e organismi di verifica. Il progetto utilizza quattro indicatori basati su principi ed esperienze nazionali e internazionali:
“Aria” per le emissioni e l’impronta di carbonio,
“Acqua” per l’uso e la qualità dell’acqua,
“Vigneto” per la gestione agronomica,
e “Territorio” per lo sviluppo socioeconomico e gli impatti culturali.

Un comitato scientifico aggiorna periodicamente gli indicatori.

I disciplinari VIVA sviluppati nel 2014 e aggiornati nel 2016 e nel 2019 aiutano le aziende ad applicare tale metodologia, a gestire le aree di miglioramento, e a divulgare i risultati in un formato chiaro. La certificazione di sostenibilità italiana VIVA è specifica per il vino, ha la sua etichetta di sostenibilità, rende i dati accessibili, ed è applicabile a tutte le aziende vitivinicole ed ai vini. La certificazione ha la durata di due anni al termine dei quali viene presentato, per il biennio successivo, un piano di misure correttive rivolte ad affrontare sfide specifiche e promuovere miglioramenti continui. Alla fine del processo di certificazione, le etichette VIVA informano i consumatori, attraverso un collegamento digitale, sulle prestazioni di sostenibilità del prodotto e dell’azienda, consentendo la valutazione degli impegni nel corso del tempo. Lo sviluppo di VIVA ha incoraggiato la creazione di una rete multidisciplinare di consulenti. Questa rete fornisce alle aziende agricole, ai trasformatori e ai distributori servizi tecnologici, di formazione, di comunicazione, e di collegamento con le istituzioni di supporto. Le imprese interessate stipulano un accordo gratuito con il ministero. L’uso dei software è gratuito come gratuiti sono i corsi di formazione realizzati.
www.viticolturasostenibile.org

Che innovazione serve

I programmi di certificazione mirano a supportare le comunità a ridurre l’impatto ambientale e a migliorare la competitività delle aziende locali che si differenziano sul mercato. Inoltre, al raggiungimento della certificazione si avvalora la reputazione del proprio brand, si migliora la comunicazione e si è grado di anticipare le norme e le limitazioni legislative. Tutte le certificazioni di sostenibilità includono aspetti obbligatori di formazione e incoraggiano l’uso della tecnologia per il miglioramento continuo. Quindi quello che serve per raggiungere la sostenibilità è acquisire l’innovazione culturale e l’innovazione tecnologica alla sostenibilità. In sintesi la prima la si raggiunge realizzando programmi di formazione ed informazione interni ed esterni all’azienda, quindi rivolti agli amministratori, al personale, ai residenti, agli astanti, ai clienti nei luoghi dove si svolge l’attività. Gli argomenti sono molto vari perché coinvolgono gli aspetti ambientali, sociali ed economici della nuova agricoltura, non solo “il saper fare” ma “quando e come farlo”, “quali i rischi e le opportunità” per l’impresa ed il territorio, imparare “le misure oggettive” e “cosa comunicare” in modo corretto, il “posso farlo e cosa è meglio fare”. L’innovazione tecnologica che serve è quanto oggi ed in futuro sarà disponibile nei campi:

– economia circolare,
– agricoltura di precisione,
– uso di energia alternativa ai fossili,
– mezzi di bioprotezione

La scelta è funzione del contesto territoriale ed operativo dell’azienda. In questo contesto, per l’imprenditore, l’acquisizione della conoscenza attraverso l’innovazione culturale diventa preliminare all’innovazione tecnologica o parallela. Poiché bisogna accelerare per la trasformazione del settore è auspicabile che questi mezzi tecnologici quali mezzi di produzione vengano al più presto certificati sostenibili con evidenze concrete, ad esempio protocolli e certificazioni di enti terzi. Altrimenti è solo green washing ed all’ignoranza si devono le peggiori sconfitte economiche, sociali ed ambientali.

  • Gli standard internazionali di sostenibilità in viticoltura

    Ecco alcune delle certificazioni di sostenibilità in vigore nei mercati internazionali e il loro significato (oltre a dove le vedrai utilizzate).

    Sistema di gestione ambientale EMS (ISO 14001 / ISO 14004)

    L’Organizzazione internazionale per la standardizzazione (International Organization for Standardization) dispone di una famiglia di standard (il gruppo 14000) che fornisce strumenti pratici per le aziende e le organizzazioni che desiderano gestire la responsabilità ambientale. L’obiettivo di questo programma è identificare e ridurre i rifiuti ambientali e pianificare un miglioramento continuo di questa prestazione. Poiché l’ISO aggiorna e rivede continuamente le linee guida e le conformità di sostenibilità (motivo per cui l’ISO cambia nel tempo: 14000, 14001, 14004, ecc.), Rappresenta una buona base internazionale per la sostenibilità. Diverse regioni vinicole tra cui Bordeaux (in Francia), Cile e Australia utilizzano lo standard ISO.

    California, vigneto e cantina sostenibili certificati (CCSW)

    Nel 2002 i membri del Wine Institute e della Associazione dei viticoltura californiani (CAWG) hanno introdotto un manuale di autovalutazione sia per i produttori di vino che per i viticoltori che comprende tre aree di sostenibilità: solidità ambientale, fattibilità economica e uguaglianza sociale. Le linee guida di CCSW includono oltre un centinaio di criteri classificati da 1 a 4 in termini di utilizzo dell’acqua, consumo di energia, emissioni di gas a effetto serra e uso di azoto. Ciò significa che un’azienda vinicola può diventare certificata CCSW con un grado inferiore (con piani di miglioramento). Oggi, per ottenere la piena certificazione con CCSW, è richiesta la valutazione da parte di terze parti.

    Certificato SIP (sostenibilità in pratica)

    La certificazione SIP vuole mettere in evidenza i tre aspetti della sostenibilità economica, ambientale ed equità sociale con un sistema a punti. Una cantina o un vigneto ha bisogno del 75% del totale dei punti di sostenibilità possibili che includono anche un elenco di mezzi tecnici da ridurre. Oltre a guadagnare punti, i vigneti e le aziende vinicole devono anche creare un piano di sostenibilità che includa documentazione, report ed esempi di come quel vigneto / azienda vinicola sia conforme alla certificazione SIP. La certificazione SIP viene inoltre verificata annualmente tramite una terza parte. Uno strano pezzo di linguaggio nella documentazione di SIP è che i vini etichettati con certificazione SIP devono contenere solo l’85% di vino certificato SIP per essere etichettati come tali.

    Certificato “green” (The Lodi Rules)

    Applicato dal 2019 nell’intera regione viticola di Sonoma valley in California, include sei aree di interesse: 1) gestione aziendale, 2) gestione delle risorse umane, 3) gestione degli ecosistemi, 4) gestione del suolo, 5) gestione dell’acqua e 6) gestione dei parassiti. A partire dal 2013, le sei aree di interesse hanno 101 criteri, tutti misurabili scientificamente. Una delle caratteristiche uniche di questo schema è un sistema di valutazione che valuta: il ricorso a mezzi tecnici per la difesa, la tutela della salute dei lavoratori agricoli, il contributo sulla biodiversità. Le cantine e i vigneti devono anche soddisfare le tre aree di sostenibilità economica, ambientale e sociale. I vigneti certificati devono superare un audit indipendente annuale per ottenere la certificazione.

    Certificato LIVE (Viticoltura ed Enologia a basso input)

    Questo standard si è sviluppato negli Stati americani di Oregon, Washington e Idaho. Le cantine e i vigneti devono eseguire una lista di controllo annuale delle pratiche implementate e pubblicare dei rapporti per verificare se le pratiche di sostenibilità siano state soddisfatte per LIVE. La lista di controllo includono il calcolo del miglioramento della sostenibilità  nell’impianto di vigneti, la concimazione, la biodiversità delle colture richieste, gli standard di irrigazione e gli standard di vinificazione. LIVE è sintonizzato sui climi del nord-ovest, comprese le aree a clima freddo dell’Oregon e le aree a clima secco e soleggiato di Washington orientale e Idaho.

    «Salmone sicuro»

    Le regioni con fragili aree ripariali che sostengono le popolazioni di salmone in Oregon, Washington, British Columbia, California e Idaho hanno l’opportunità di diventare Salmon Safe. Questa certificazione si concentra sulla gestione dell’acqua con un’attenzione particolare alla gestione del deflusso in torrenti e fiumi. Con uno sguardo olistico al deflusso, le cantine sviluppano tecniche di conservazione del suolo a lungo termine che possono includere la creazione di tamponi di vegetazione naturale tra terreni agricoli e torrenti e prestare molta attenzione ai corsi d’acqua nelle proprietà agricole.

    Viticoltura sostenibile in Nuova Zelanda (SWNZ)

    Le cantine e i vigneti in Nuova Zelanda devono sottoporsi a un audit ogni 3 anni per Sustainable Winegrowing NZ. Questo programma si concentra su una vasta gamma di fattori tra cui la biodiversità delle colture, gli standard del suolo, dell’acqua e dell’aria, l’uso di energia, l’uso di sostanze chimiche, i rifiuti dei vigneti e delle cantine, l’impatto sociale e le pratiche commerciali sostenibili. Il programma riconosce anche altri programmi di certificazione basati sull’ambiente, inclusa la certificazione ISO 14001, biologico e biodinamico. Cantine e vigneti devono avere un piano e specifiche per ciascuna delle 7 aree elencate con l’obiettivo di migliorare continuamente e magari adottare la certificazione biologica / biodinamica. L’adesione a qualsiasi programma SWNZ è volontaria, ma quasi il 100% di tutti i vigneti neozelandesi sono certificati SWNZ.

    Vino sostenibile certificato del Cile

    Il Cile verifica i tre aspetti della sostenibilità: economica, ambientale e sociale. Le cantine e i vigneti vengono riesaminati ogni 2 anni e ricevono punteggi per i loro standard di conformità in cui devono soddisfare o superare gli standard di base di quell’anno. Il Cile ha diversi organismi di certificazione che vengono utilizzati per verificare se un’azienda vinicola è conforme, tra cui BioAudita, NSF, SGS (che utilizza lo standard IMO 14001), IMO Chile e DQS Chile.

    Certificazione di integrità e sostenibilità del Sudafrica

    Essere sostenibili in Sud Africa significa che i vigneti e le aziende vinicole hanno requisiti di salute e sicurezza per i loro lavoratori, un uso ridotto di prodotti chimici e pesticidi, il ricorso a limitatori naturali per combattere i parassiti, la riduzione dell’uso dell’acqua e la creazione di sistemi di acque reflue. Le aziende vinicole vengono controllate ogni 3 anni e se superano i requisiti minimi possono utilizzare il marchio Integrità Sostenibilità sui loro vini. Wines of South Africa intende sostenere questa misura di sostenibilità nel 100% dei propri vini.

    Viticoltura sostenibile in Australia (SAW)

    Sustainable Australia Winegrowing è uno dei 3 programmi di certificazione del programma EntWine australiano (il cui obiettivo è promuovere la tutela dell’ambiente e il miglioramento continuo). SAW è un insieme di pratiche che i viticoltori utilizzano per diventare sostenibili. Il programma è solo per i vigneti (non per le strutture vinicole) e richiede che i produttori forniscano obiettivi da raggiungere ogni anno.

    Protocollo di sostenibilità “Bodegas de Argentina”

    Nel 2013, Bodegas de Argentina ha lanciato un protocollo di sostenibilità che è stato creato dopo uno studio di 4 anni presso il Catena Wine Institute. Il protocollo è stato modellato sul sistema Certified California Sustainable Vineyard and Winery (CCSW) e modificato per adattarsi al clima e alle condizioni di crescita uniche dell’Argentina. Per il momento il protocollo esiste ma non ci sono certificazioni per verificare la conformità.

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Macchine flessibili

Costruirsi un parco macchine su misura

Tre livelli di meccanizzazione a seconda delle esigenze di ogni azienda vitivinicola

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di Claudio Corradi

La meccanizzazione della viticoltura impone scelte aziendali non sempre facili e che devono risultare economicamente sostenibili, agronomicamente accettabili ed al tempo stesso supportate da una adeguata organizzazione aziendale. Per questo motivo la scelta del parco macchine ideale non è mai così facile e scontata perché legata ai costi di ammortamento, sempre legati alla superficie aziendale ma, sul fronte opposto, influenzata dalla necessità di rendersi completamente autonomi per l’esecuzione delle principali operazioni colturali.

Da non dimenticare che un parco macchine aziendale, rispetto alla scelta di far ricorso a terzisti, vincola maggiormente l’azienda alle scelte effettuate senza permettere, nella maggioranza ei casi, la scelta della macchina più aggiornata o più adatta alla specifica situazione di campo.

Un parco macchine che si potrebbe definire evoluto od avanzato impone anche una certa competenza nella regolazione e nella manutenzione del mezzo da parte dei suoi addetti. I livelli di meccanizzazione adottati dall’azienda viticola sono quindi fortemente influenzati non solo dai costi ma soprattutto dalle scelte tecniche ma anche dalla disponibilità in zona di un servizio di conto terzisti efficiente e puntuale.

Per questo motivo il livello di meccanizzazione potrebbe essere distinto in tre livelli: base, evoluto e avanzato che a grandi linee potrebbe essere riassunto in tabella 1. Ovviamente nell’elenco vien indicata la funzione della macchina ma non la sua tipologia specifica che può essere anche molto varia basti per esempio pensare ad una trinciatrice che può essere semplice interfilare ma anche doppia interceppo.

Guarda i video

La scelta della trattrice

 

Gestire le irrorazioni dalla cabina

 

Parco macchine minimo per tre differenti livelli di meccanizzazione dell’azienda viticola

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Acconciature curate o estreme?

Così la forma di allevamento guida tutti gli interventi di gestione della chioma: dalla potatura invernale alla cimatura fino alla defogliatura

Di Claudio Corradi

La scelta della forma d’allevamento indirizza ogni scelta operativa in vigneto. Con l’affermarsi di una meccanizzazione sempre più spinta questo aspetto ha assunto una rilevanza estrema.

Oggi si distinguono due soli grandi gruppi: forme a cordone permanente (cordone libero, speronato ma anche Sylvoz e Casarsa) o a tralcio rinnovato (tutti i guyot e i sistemi derivati). I migliori risultati economici della meccanizzazione vengono realizzati sui sistemi a cordone permanente, ma non solo.

Nella gestione della potatura invernale l’avvento della prepotatura meccanica, introdotta con l’obiettivo del contenimento dei costi di produzione, ha nel tempo modificato le scelte tecniche di tutti i produttori. La speronatura è l’esempio più eclatante: nel tempo è stato adottata, e se vogliamo adattata, anche dove la potatura viene eseguita a mano. Questo dimostra che non è corretto distinguere fra potatura manuale o potatura meccanica ma parlare di forme, di sistemi di potatura, entità dei tagli e carica di gemme.

Le macchine possono essere a barre o rotative. Possono operare a differenti velocità di avanzamento ma quelle a barre sono ritenute più adatte ad operare tagli degli speroni a lunghezza definitiva, quindi da non più da raccorciare, perché operano un taglio più netto. Quelle rotative invece sono in grado di effettuare una perfetta stralciatura. Per ottenere i migliori risultati sul fronte della riduzione dei costi si può ricorrere a forme di potatura “essenziali”, meno accurate, basate su una rifinitura manuale molto blanda. Su questi vigneti con speronatura estrema la vendemmia deve essere esclusivamente meccanica, non solo per le caratteristiche dei grappoli ma anche per la loro posizione all’interno di una vegetazione estremamente disordinata. Il diraspatore in questo caso è più che mai indispensabile per operare una corretta pulizia dell’uva.

Potatrice a dischi scavallante

Vigneto Italia, la potatura invernale

Cordone permanente

Libero, speronato Gdc

20%
Potatura a mano
80%
potatura meccanica

Potatura meccanica

Le potatrici a barre sono le più utilizzate in pianura, consentono anche la rifinitura congiunta

Le potatrici a disco si possono utilizzare anche in collina, solo rifinitura disgiunta

45%
Potatrici a barre
55%
potatrici a disco

Tralcio rinnovato

Guyot, capovolto

20%
Stralciatura meccanica
80%
potatura a mano

Potatura a mano

Forbici pneumatiche elettroniche in decisa crescita

20%
Con forbici agevolate
80%
con forbici tradizionali
  • Cimatrici, le più diffuse

    La potatura verde rispetto a quella invernale è un’operazione che, pur essendo effettuata più volte in un anno, richiede complessivamente molto meno. La cimatura, che potrebbe essere definita un male necessario a permettere il transito interfilare in sesti fra le file sempre più ravvicinati, ha anche un importante ruolo, soprattutto nei vigneti vigorosi, nel favorire un microclima ideale per i grappoli e la corretta esecuzione dei trattamenti di difesa fitosanitaria. Aspetti, entrambi, che negli ultimi anni stanno assumendo una valenza sempre più rilevante non solo dal punto di vista ambientale, visto che in tanti casi può permettere di limitare interventi di difesa, ma anche nel miglioramento dell’efficacia dei trattamenti. Cimature sempre più frequenti ed anticipate, addirittura precedenti il periodo della fioritura e fra loro molto ravvicinate, vengono adottate, soprattutto su forme d’allevamento a cordone libero, per influire sulla fisiologia della piante e su portamento della vegetazione.  Anche questa operazione subisce l’influenza della scelta della forma di allevamento. Basti pensare alla necessità di differenziare la tecnica di gestione delle cimature nel caso di sistemi a tralcio rinnovato rispetto a quelli a cordone permanente. Le differenze non riguardano solo il tipo di attrezzatura richiesto all’azienda ma anche la tempistica degli interventi ed il loro numero. Il tutto ovviamente con differenti risultati sui costi di produzione complessivi.

    Cimatrice doppia con telaio adatto anche alla potatrice da secco

  • Defogliare è meglio che curare

    La defogliatura consiste nell’asportazione di un certo numero di foglie nella zona del grappolo allo scopo di arieggiarlo, creando in questo modo condizioni sfavorevoli allo sviluppo di botrite predisponendo al tempo stesso la chioma del vigneto ad una migliore penetrazione dei trattamenti specifici che devono essere indirizzati proprio a protezione del grappolo.

    La scelta dell’epoca di intervento va fatta in funzione dell’obiettivo e delle condizioni sia climatiche che fenologiche:

    • Precoce in piena fioritura. Viene realizzata sulla varietà e nelle aree particolarmente soggette ad attacchi botritici. In questa fase specifica, però, genera una minore allegagione e la formazione di grappoli più spargoli. Risente molto delle condizioni climatiche del momento di esecuzione (temperature, disponibilità idrica nel terreno, etc ) e per questo non sempre genera risultati riproducibili.
    • Allegagione. Produce i migliori risultati sanitari nella lotta alla botrite oltre a generare, stando ai risultati di diverse prove sperimentali, una minore sensibilità delle uve alle alte temperature che si potranno verificare con l’avanzare della stagione. In questi casi è possibile realizzare, senza controindicazioni, anche una sfogliatura leggermente più incisiva.
    • Post-allegagione. L’intervento deve essere leggero e preferibilmente realizzato solo sulla parete vegetativa meno esposta al sole. In genere è bene limitare la sfogliatura, che può indurre un minore sviluppo del volume degli acini, all’eliminazione di due foglie al di sotto di ogni germoglio.
    • Pre-chiusura grappolo. Iintervento specifico di pre-trattamento antibotritico che non trova particolari controindicazioni alla sua esecuzione.
    • Inizio invaiatura. Si rischia di esporre i grappoli al sole e generare scottature.
    • Pre-vendemmia. MIgliora le condizioni microclimatiche dei grappoli negli ultimi giorni prima della raccolta, soprattutto se le condizioni climatiche sono tali da favorire l’insorgere di muffe. In caso di vendemmia manuale permette la riduzione dei tempi di lavoro, fino ad un 20-25%.
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Sfogliatrice Tecnovict 4.0: una macchina rivoluzionaria che sfoglia con la stessa delicatezza delle mani

Sfogliatrice Tecnovict 4.0: una macchina rivoluzionaria che sfoglia con la stessa delicatezza delle mani

Una macchina unica nel suo genere, che grazie ad un accurato sistema di defogliazione, paragonabile a quella effettuata a mano, consente di asportare le foglie anche quando il grappolo è formato e maturo.
La Sfogliatrice 111 AA 4.0 raggiunge l’obiettivo grazie  ad un brevettato sistema di controllo della distanza dei rulli da foglie e frutti.
La testata di lavoro si avvicina automaticamente fino a quando lo schermo-sensore entra in contatto con la stessa; il sistema consente di copiare il profilo della chioma seguendolo con precisione in maniera automatica, con una reattività regolabile per ottimizzare il risultato nelle varie fasi fenologiche e togliendo all’operatore il compito di mantenere una corretta distanza tra la testata di lavoro e le foglie.

Gode delle agevolazioni statali del 40% della Impresa 4.0

Un numero sempre maggiore di aziende sta scoprendo i grandi vantaggi della sfogliatura in pre vendemmia: per chi fa raccolta manuale essa può portare a risparmi di tempi di raccolta anche oltre al 30%, mentre per coloro che fanno raccolta meccanica i vantaggi sono due: da un lato limitare fortemente l’inquinamento del mosto con le polveri depositate sulle foglie con grandi benefici per la qualità del vino, dall’altro la minore presenza di foglia mischiata al prodotto raccolto permette di limitare la forza di aspirazione dei ventilatori  destinati alla pulizia del mosto e conseguentemente eliminare la voce più importante tra le perdite occulte.

I danni arrecati all’uva durante questi passaggi sono assenti o al massimo paragonabili a quelli che si avrebbero con una sfogliatura manuale.
La Sfogliatrice 111 AA è dotata anche di un’esclusiva funzione che consente di regolare l’intensità di sfogliatura senza interrompere il funzionamento, variando il numero dei giri del rullo dal joy-stick.
Il PLC con display di programmazione di cui la macchina dispone rappresenta il primo requisito per rientrare nei parametri che individuano le macchine 4.0 per lo sviluppo della digitalizzazione, sulle quali sono state destinate dal Governo risorse importantissime per  la diffusione di moderne tecnologie informatiche.

Risparmio di tempi di raccolta

PRIMA

DOPO

Con l’aggiunta di un’ antenna GPS e di un modem GPRS per trasmissione dati si completano i requisiti richiesti dalla normativa per avere diritto al beneficio. Contemporaneamente la macchina può comunicare in remoto con un PC aziendale in maniera bidirezionale attraverso un apposito software, che registra i dati in arrivo e crea un archivio storico della lavorazione completo delle mappe dei passaggi in vigneto oltre a permettere una impostazione dei parametri di lavoro direttamente dal sistema informativo aziendale. Il costruttore fornisce una relazione tecnica dettagliata redatta da società certificatrice indipendente, che descrive l’intera catena e la rispondenza tutti i requisiti della 4.0, senza necessità di incaricare un certificatore esterno. Questo permette di avere una macchina all’avanguardia, unica nel suo genere, e di beneficiare di detrazioni altissime: il cliente, infatti, recupera ogni anno successivo all’acquisto l’8% del valore della macchina per 5 anni per un risparmio totale del 40%. Per il software il beneficio è del 15% (5% per tre anni).

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Spezia Srl
Via Mascaretti, 68
29010 Pianello Val Tidone (PC)

www.tecnovict.com
posta@tecnovict.com

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Spezia
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Si torna a lavorare il sottofila

Attrezzature di nuova generazione che eliminano le infestanti e migliorano le condizioni del suolo

Di Claudio Corradi

Dal diserbo chimico al diserbo “alternativo”. Le soluzioni tecniche che si stanno diffondendo negli ultimi anni sono le più varie. Le soluzioni meccaniche la fanno da padrone. Gli attrezzi di nuova generazione sono:

  • Fresatrice orizzontale: disco dotato di zappette che ruotando un senso orizzontale, al contrario della classica fresatrice a rotazione verticale, offre il vantaggio di non generare la suola di lavorazione e di beneficiare del vantaggio del rientro a bandiera della macchina che in questo caso è molto più veloce ed in grado di lavorare con precisione intorno al ceppo.
  • Lama scalzante: non eccessivamente tagliente ed innocua al ceppo. Operando pochi centimetri al di sotto del terreno, è in grado di smuoverlo, eventualmente rivoltarlo leggermente, e distaccare le infestanti dal cotico. Anche per queste macchine il rientro è a bandiera per cui permettono velocità di lavoro superiori ai 4 km./ora.
  • Stelle verticali: dischi stellati, generalmente metallici e con le punte ricurve, posizionati in senso verticale, che prendono il moto dal trascinamento che gli viene impresso dall’avanzamento della trattrice. L’inserimento delle punte nel terreno, a 5-10 cm. di profondità, e la rotazione dei dischi genera la lavorazione del terreno che in questo caso non necessita di rientro ma viene effettuata con precisione alla minima distanza possibile dai ceppi.
  • Stelle orizzontali: i dischi stellati orizzontali invece sono generalmente in robusta gomma con punte dritte. Operano in modo analogo a quelle verticali per quanto riguarda il moto anche se permettono una maggiore versatilità di regolazione dell’inclinazione che le portano ad incidere in modo differente sul terreno. La forma e la posizione orizzontale della stella permette di operare più vicino alla linea del filare senza danneggiare i ceppi che possono trovare spazio fra le punte della stella che ovviamente è folle.

Questi ultimi due attrezzi possono anche essere combinati ad altre macchine per la lavorazione allo scopo di realizzare quella lavorazione lineare indispensabile ad un corretto transito interfilare.

Foto di Claudio Corradi

  • I vantaggi

    I vantaggi della lavorazione sulla fila, oltre a quello del controllo delle infestanti, indipendentemente dal tipo di attrezzatura che si andrà ad adottare, sono:

    • Interruzione della risalita capillare con beneficio per il mantenimento delle condizioni di umidità del terreno. Un aspetto sempre più importante anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto.
    • Miglioramento dell’efficienza irrigua in particolare degli impianti a goccia che traggono il beneficio di una migliore distribuzione dell’umidità in senso orizzontale. L’area di bagnato arriva ad esplorare tutta la zona lavorata, cosa che non accade sul non lavorato, con una più efficace valorizzazione della risorsa idrica.
    • Interramento dei fertilizzati anche se a pochi centimetri di profondità ma sicuramente più efficace rispetto ad una distribuzione superficiale

    Gli svantaggi che non devono mai essere sottovalutati invece sono:

    • Larghezza di lavorazione vincolante al tipo di attrezzatura visto che la condizione ideale sarebbe quella di salvaguardare una striscia di cotico inerbito e non lavorato della larghezza utile al transito con la trattrice per l’esecuzione delle normali operazioni colturali. Oggi però da questo punto di vista esistono molto più opportunità rispetto al passato sia i termini di macchine interceppo che di dimensione delle trattrici.
    • Necessità di condizioni di terreno in tempera per poter dal luogo alla lavorazione. Questa condizione talvolta può rendere necessario ritardare eccessivamente l’intervento permettendo uno sviluppo delle infestanti che può risultare anche eccessivo e di difficile successivo controllo.
Vigneto inNova
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Campadelli, nuove attrezzature per risultati straordinari

Campadelli, nuove attrezzature per risultati straordinari

L’azienda Campadelli ha il piacere di presentarvi tutta la gamma di macchine per il diserbo BIOLOGICO per i vigneti della nuova generazione. Negli ultimi anni si stanno affermando nuove filosofie di contenimento delle infestanti mirate a creare il minor impatto possibile sull’ambiente e sul prodotto finale. Siamo fermamente convinti che il futuro della viticoltura siano soluzioni con prodotti efficaci ed in linea ai budget disponibili delle aziende agricole. In merito a questo scopo l’azienda Campadelli si propone DIRETTAMENTE al cliente come produttrice di attrezzature per l’agricoltura. IL CLIENTE CHIAMA, CAMPADELLI PRODUCE= Filiera produttiva corta.

Quest’oggi Campadelli propone alcune macchine per il taglio dell’erba sui pendii nei vigneti a terrazze.

Grazie alla nuova trincia bi-laterale modello TLP sarà possibile meccanizzare il taglio dell’erba anche in quel luogo. La sua peculiarità è dovuta dalla capacità di poter tagliare su piccolissimi pendii dove fino a prima si lasciava incolta, o tagliata con il decespugliatore o trattata con trattamenti chimici. Inoltre è possibile collegare anche una testata spollonatrice, una defogliatrice o un piatto per il taglio dell’erba interfilare.

Sempre per quanto riguarda il diserbo ecologico oggi mostriamo un braccio porta attrezzi modello BP al quale è possibile applicare un piatto interfilare, un testata trinciante, una barra per cimatura o testata spollonatrice. Grazie a questa macchina è possibile eseguire numerose lavorazioni nel sottofile dei vigneti. Questo accessorio è dotato di regolazioni idrauliche e ruote di appoggio permettendo alle testate laterali di seguire le irregolarità del terreno indipendentemente dal trattore.

Un altro accessorio che vogliamo descrivere è il piatto interfilare meccanico con attacco ai 3 punti del trattore. Non necessita di un trattore recente o con un impianto idraulico dispendioso. Seguendo la filosofia della semplicità d’uso, oggi possiamo garantire che  questa macchina garantisce un’eccezionale risultato con tutti i tipi di erbe anche le più tenaci. La macchina, azionata dalla presa di forza del trattore, garantisce il moto della testata interfilare. Grazie a lei è possibile utilizzare qualsiasi trattore, infatti la potenza richiesta è di circa 10 HP.

Fra le altre attrezzature che abbiamo nella nostra gamma possiamo annoverare trinciatori, bracci telescopici per il taglio dei fossi, cimatrici, defogliatrici e tante altre.

Fra le altre attrezzature che abbiamo nella nostra gamma possiamo annoverare trinciatori, bracci telescopici per il taglio dei fossi, cimatrici, defogliatrici e tante altre.

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- Ultima modifica: 2020-09-23T10:56:44+02:00
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Intelligenza artificiale pronta al balzo evolutivo

Robot per monitorare, diserbare, falciare, trattare e persino in grado di prendere scelte autonome per potare

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Di Lorenzo Tosi

Produttività, precisione, affidabilità, ma minore flessibilità. “Manodopera” che sarebbe stata particolarmente apprezzata in un’annata segnata dalla carenza di lavoratori stagionali a causa dell’emergenza sanitaria. I robot entrano piano piano nel vigneto ed è una delle sfide più difficili e affascinanti della digitalizzazione in agricoltura. Le primissime applicazioni le abbiamo viste all’opera nel corso delle diverse edizioni di Nova agricoltura in vigneto su operazioni non selettive come la spollonatura, il diserbo, il monitoraggio.

Il pregio dell’autonomia

Macchine autonome di piccole dimensioni, sistemi in grado di raccogliere dati attraverso sensori di diverso tipo montati a bordo o installati in campo. Pronte per effettuare il balzo evolutivo dell’intelligenza artificiale attraverso deep learning e autoapprendimento e diventare così capaci di elaborare e prendere decisioni, trasferendo gli input agli attuatori per svolgere diverse operazioni: dalla difesa al diserbo meccanico localizzato, fino alla gestione della chioma, ecc.

La sfida del campo

Le prime applicazioni descritte in queste pagine sono quasi pronte ad affrontare, normativa e burocrazia permettendo, la sfida del piano campo. E diventare così capaci di interfacciarsi con il vigneto e con l’agricoltore in modo intelligente, percepire i parametri e le loro variazioni, pianificando le funzioni per le quali sono stati programmati.
E il vantaggio maggiore, manco a dirlo, è che lo faranno instancabilmente, sette giorni su sette, 24 ore al giorno.

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Progetto PrinBot, i primi robot potatori

Rovitis, il robot per difendere i vigneti

  • Sui banchi del deep learning

    L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza è coinvolta in due progetti di robotica applicata alla viticoltura denominati «VINUM» e «PRINBOT», tra loro complementari e finalizzati alla messa a punto di un robot per la potatura corta invernale.
    Partner tecnologici sono l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e il PrismaLab dell’Università Federico II di Napoli.

    I principali ambiti operativi sono:

    • la messa a punto di un sistema di intelligenza artificiale per l’individuazione delle possibili zone di taglio,
    • l’adattamento di una piattaforma per la locomozione e la navigazione del robot in vigneto,
    • la realizzazione di un braccio robotico per l’esecuzione degli interventi di potatura corta invernale.

    Per altre info: https://advr.iit.it/research/april/grape-vine

  • Rovitis, trattamenti e doppi sensori per orientarsi tra i filari

    Il robot e I partner del progetto Rovitis

    Una gestione robotizzata del vigneto, basata su un mezzo autonomo che dialoga con sensoristica e un Dss (Sistema di Supporto alle Decisioni). «Questo -spiega Denise Vicino di Cet Electronics – è l’ambizioso obiettivo del progetto Rovitis 4.0, che propone l’idea futuristica di un’azienda agricola “automatizzata”, anche di piccole-medie dimensioni, capace di intervenire autonomamente in campo in base a criteri scientifici, riducendo al minimo l’intervento del personale e l’impatto ambientale».
    Un’idea già sperimentata in parte, dal 2014, da Giorgio Pantano, promotore del progetto, con il primo prototipo “Dodich” di macchina autonoma.
    Rovitis 4.0, Gruppo Operativo del Pei-Agri, finanziato dalla misura 16 del PSR Veneto, propone lo sviluppo di 2 nuovi prototipi sperimentali di robot in grado di navigare autonomamente nel vigneto e di effettuare i trattamenti fitosanitari in maniera mirata, grazie alla particolare sensoristica a bordo. Cet Electronics, Energreen e l’Università di Maribor sono i principali partner tecnologici coinvolti nello sviluppo.

    Due sistemi di guida. Per quanto riguarda la navigazione, sono state indagate due tecniche di guida autonoma, ad integrazione della guida basata su GPS: da una parte l’utilizzo di un Lidar che permette al robot di costruirsi autonomamente una mappa 3D, apprendendo il percorso in seguito ad una prima ispezione del vigneto; dall’altra parte, l’utilizzo di stereocamere per il riconoscimento automatico di features lungo il percorso per l’individuazione della strada tra i filari e di ostacoli da evitare, quali ad esempio fossati o persone.

    Rateo variabile. Completa l’allestimento l’irrorazione a rateo variabile: l’utilizzo di particolari telecamere a bordo macchina permette il riconoscimento automatico del volume della chioma; un sistema di miscelazione dei prodotti fitosanitari a bordo e un sistema di barre telescopiche e di ugelli con controllo indipendente della pressione permettono, sulla base del riconoscimento, di irrorare in modo mirato la vegetazione.

    Maggiori informazioni su www.rovitisveneto.it

  • Icaro X4 lancia i raggi UV

    Mazinga e Goldrake avevano il “raggio fotonico”. Icaro X4 li batte tutti con il raggio agli ultravioletti. È “atterrato” a San Polo di Piave (Tv) a inizio ottobre e ha utilizzato le futuristiche armi che ha a disposizione per debellare peronospora e oidio dai vigneti. Icaro X4 è stato infatti presentato in anteprima mondiale dalla start-up Free Green Nature srl nell’unica finestra utile assicurata dal lockdown presso il castello Giol del paese trevigiano.

    Ultravioletti contro peronospora. È in grado di applicare sulla vite, in modo completamente automatizzato, i raggi UVC (ultravioletti con intervallo di lunghezza d’onda compreso tra i 280 e 100 nm) per contrastare le principali malattie crittogamiche. Si tratta di un rover ideato da tra ingegneri Valter Mazzarolo, Guido Tarticchio e Roberto Arato che punta a contribuire alla sostenibilità della gestione del vigneto. È pronto ad affrontare la fase commerciale appena terminata la fase di ottimizzazione dell’applicazione dei raggi UV-C. Come è atterrato il prototipo è quindi subito volato via. Ma per il 2021 Free Green Nature srl ha l’obiettivo di produrre una trentina di rover.

    Le dotazioni. Icaro X4 si caratterizza per il telaio monoscocca in allumino a doppia trave poggiante su 4 ruote sterzanticon sospensioni indipendenti. Azionato da un motore a benzina a trasmissione elettrica, ha un’autonomia che gli consente di operare in completa autonomia su 10 ettari. Monta un sistema telemetrico con modem LTE, sistema di guida Gps con precisione di 2,5 cm e sistema RTK, sensori di sicurezza  come termo-scanner, ultrasuoni, radar, paraurti basculanti elettromeccanici e sensori termici di protezione. I raggi Uv-C vengono emessi dai due pannelli laterali ripiegabili.

Vigneto inNova
- Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00
da wtinelli

LINEA VITE GOWAN

Soluzioni
innovative
per una difesa
sostenibile

LINEA VITE GOWAN

Soluzioni innovative per una difesa sostenibile

Gowan Italia conferma il proprio impegno a favore del settore vitivinicolo e continua a presentare una gamma completa di agrofarmaci e nutrizionali affidabili ed efficaci per la salvaguardia e valorizzazione delle produzioni. Con un grande contenuto in termini di innovazione e sostenibilità, come dimostrano alcune soluzioni ormai di riferimento e i nuovi “bio-rational” presentati negli ultimi anni e vincitori di vari riconoscimenti ufficiali.

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  • SCOPRI DI PIU'

    Fra le soluzioni impiegabili su vite si segnalano innanzitutto alcuni agenti di biocontrollo (“Bio-rational”), che in questi anni hanno arricchito la “Linea Biopreparati” di Gowan Italia.

    E’ il caso -ad esempio- dell’elicitore antioidico IBISCO, induttore di resistenza a base di COS-OGA, prima sostanza attiva “a basso rischio” autorizzata in Europa. Con i suoi frammenti “COS” e “OGA” riproduce le interazioni pianta-patogeno e agisce come attivatore delle difese naturali della pianta, con un doppio segnale biochimico d’allarme, molto rapido e intenso, che si diffonde nella pianta e «accende» diverse risposte fisiologiche di difesa, in modo da rendere la pianta più reattiva e pronta nel riconoscere e contrastare eventuali attacchi da parte dei funghi patogeni, quale in particolare l’Oidio.

    Ibisco è impiegabile anche in agricoltura biologica e si inserisce perfettamente in strategie integrate, con ad esempio DOMARK 125, l’antioidico “made in Italy” in micro-emulsione, o NABUCCO, il nuovo formulato a base di metrafenone.

    Un’altra soluzione pluripremiata per il carattere innovativo è rappresentata dal bio-fungicida POLYVERSUM, l’antibotritico naturale a base di Pythium oligandrum che agisce con una triplice modalità d’azione, inedita nel suo genere: mico-parassitismo diretto (degradazione enzimatica dei patogeni), induzione di resistenza (attivazione delle difese naturali della pianta) e stimolazione della crescita della pianta (produzione di fitormoni stimolanti). Il suo impiego non ha alcun effetto indesiderato sui processi fermentativi e, inoltre, all’ottima efficacia contro Botrite, aggiunge anche l’interessante attività sul Marciume acido.

    E sempre a base di microrganismi è la prima soluzione registrata per la prevenzione del Mal dell’Esca, da impiegare dopo la potatura invernale entro la fase del “pianto”: REMEDIER.

    Alla Linea Biopreparati si è aggiunto recentemente l’insetticida naturale ENELSE, una formulazione innovativa a base di piretrine naturali, brevettata e controllata lungo tutto il processo produttivo e formulativo, per garantire la massima efficienza insetticida con un forte potere abbattente.

    Gowan, proprietaria della sostanza attiva, presenta poi la più ampia scelta di fungicidi a base di zoxamide per il controllo della Peronospora, che hanno ormai dimostrato anche un eccellente azione complementare antibotritica: ELECTIS TRIO WDG, PRESIDIUM ONE, REBOOT (la miscela di zoxamide e cimoxanyl) e ZOXIUM 240 SC, soluzione pura con la massima flessibilità.

    La strategia antiperonosporica si completa con la linea FANTIC, a base di benalaxyl-M, e la linea AIRONE, miscele rameiche innovative e brevettate in cui si uniscono in associazione sinergica le forme idrossido e ossicloruro.

    Infine, il nuovo coadiuvante speciale MAGO è l’ultimo vincitore del premio New Technology nell’ambito dell’Enovitis Innovation Challenge. Un “booster” per agrofarmaci che aumenta l’efficienza dei trattamenti, con effetto tensioattivo-adesivante, antischiuma e antideriva.

    Gamma completa e altri dettagli su http://bit.ly/DifesaVite

gowan
- Ultima modifica: 2020-09-22T16:58:00+02:00
da wtinelli

Mezzi Tecnici

Il futuro sorride ai biostimolanti

Un nuova categoria di mezzi tecnici per una viticoltura che sappia coniugare sostenibilità, qualità e resa

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Di Carlo Andreotti, Libera Università di Bolzano

Il settore vitivinicolo è alla costante ricerca di nuove tecnologie da introdurre nella gestione del vigneto per migliorarne la sostenibilità, mantenendo livelli qualitativi di eccellenza. I biostimolanti rappresentano un’innovazione tecnologica importante in grado di collegare assieme comparti produttivi diversi in un’ottica di economia circolare.

Effetti da studiare

La normativa europea classifica i biostimolanti in microbici e non microbici (vedi tabella). Allo stato attuale numerosi prodotti biostimolanti sono disponibili sul mercato per i produttori agricoli, nonostante parecchi aspetti relativi al meccanismo d’azione ed al miglior modo di applicazione risultino ancora largamente incompresi. In modo particolare, le conoscenze sull’efficacia e sull’uso appropriato di questi strumenti sulle colture arboree (viticoltura inclusa) appare ancora ampiamente deficitaria.

Tolleranza agli stress

In estrema sintesi, la letteratura scientifica disponibile su vite consente di evidenziare come l’applicazione di biostimolanti di natura microbica (micorrize) abbia incrementato la tolleranza a stress idrici e salini attraverso modifiche morfo-anatomiche e di funzionalità a carico dell’apparato radicale, nonché attraverso cambiamenti biochimici importanti riferibili a componenti osmo-protettori (prolina, glicinbetaina, zuccheri, etc).

Efficienza dei nutrienti

Per quanto riguarda l’ambito dell’efficienza d’uso dei nutrienti, applicazioni fogliari con estratti di alghe marine hanno consentito di aumentare la disponibilità di magnesio, permettendo una riduzione dell’incidenza della fisiopatia del disseccamento del rachide.

Biostimolanti microbici e non

Cosa sono

Una recente normativa a livello europeo (Reg.Ue 2019/1009) definisce i biostimolanti come prodotti fertilizzanti in grado di stimolare il processo di nutrizione della pianta indipendentemente dal loro contenuto in nutrienti, con lo scopo di migliorare una o più delle seguenti caratteristiche:

  • efficienza d’uso dei nutrienti,
  • tolleranza a stress abiotici,
  • qualità dei prodotti, disponibilità di nutrienti nel suolo e nella rizosfera.

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Biostimolanti in viticoltura, su cosa indaga la ricerca

Impatto sulla qualità

Infine, la qualità finale delle bacche (in particolare quella riferibile alla componente fenolica e antocianica) è risultata positivamente influenzata da trattamenti con biostimolanti fogliari (estratti d’alga), con possibile favorevoli conseguenze sull’intensità e stabilità della colorazione dei vini (v. figura schema).

Alcuni prodotti biostimolanti hanno dimostrato interessanti potenzialità per la gestione sostenibile di specifiche problematiche colturali in vigneto (stress idrici, carenze nutrizionali, colorazione sub-ottimale delle bacche). Decisivo sarà il ruolo della ricerca per assicurare un uso efficiente e pratico di questi prodotti.

  • Quattro aspetti da approfondire

    Per un uso efficiente e pratico di questi prodotti in vigneto, la ricerca futura dovrà contribuire a chiarire alcuni aspetti importanti tra i quali:

    1. conoscere più approfonditamente il meccanismo di azione dei biostimolanti, nonché definirne le molecole effettivamente attive;
    2. focalizzarsi sulle modalità di applicazione (dosaggi, tempi di applicazione in funzione della fenologia o degli eventi di stress, uso di coadiuvanti, etc),
    3. verificare l’impatto delle condizioni climatiche stagionali sulla funzionalità ed efficacia dei trattamenti;
    4. provvedere al calcolo del rapporto costi/benefici per il viticultore allo scopo di giungere ad una consapevole introduzione di questi nuovi presidi tecnologici nella gestione del vigneto.
Vigneto inNova
- Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00
da wtinelli

Daramun: dalla sperimentazione alla realtà

Daramun, importante novità 2020, è un fungicida antiperonosporico, di titolarità Diachem, a base di cyazofamid (100 g/l), le cui caratteristiche sono esaltate da un bagnante organo siliconico di ultima generazione, contenuto nel formulato stesso. Quest’ultimo abbassa la tensione superficiale massimizzando il contatto tra fungicida e organi vegetali trattati e favorisce l’adesività e la copertura omogenea

Le numerose prove condotte ai fini registrativi, in Italia e altri ambienti europei, testimoniano che Daramun impiegato in situazioni di differenti pressione di peronospora, ha evidenziato un’elevata efficacia nel contenimento del patogeno su foglia e su grappolo sia su vite da vino che su uva da tavola.  Nelle prove è stata dimostrata la flessibilità della nuova formulazione (da prefioritura a maturazione) e la sua adattabilità con diverse strategie in abbinamento o in rotazione con formulati antiperonosporici a differente meccanismo d’azione.

Scarica la brochure

Potete scaricare la brochure in cui sono descritte le linee strategiche antiperonosporiche utilizzando i prodotti chimiberg. Possono essere fatti dai 2 ai 4 interventi partendo dalla fase di grappoli visibili e posizionandoli in funzione della pressione del patogeno e dell’indirizzo produttivo ogni 8-10 gg (dose minima) o 12 -14 gg (dose massimo).

Daramun: dalla sperimentazione alla realtà

Daramun, importante novità 2020, è un fungicida antiperonosporico, di titolarità Diachem, a base di cyazofamid (100 g/l), le cui caratteristiche sono esaltate da un bagnante organo siliconico di ultima generazione, contenuto nel formulato stesso. Quest’ultimo abbassa la tensione superficiale massimizzando il contatto tra fungicida e organi vegetali trattati e favorisce l’adesività e la copertura omogenea

Le numerose prove condotte ai fini registrativi, in Italia e altri ambienti europei, testimoniano che Daramun impiegato in situazioni di differenti pressione di peronospora, ha evidenziato un’elevata efficacia nel contenimento del patogeno su foglia e su grappolo sia su vite da vino che su uva da tavola.  Nelle prove è stata dimostrata la flessibilità della nuova formulazione (da prefioritura a maturazione) e la sua adattabilità con diverse strategie in abbinamento o in rotazione con formulati antiperonosporici a differente meccanismo d’azione.

Scarica la brochure

Potete scaricare la brochure in cui sono descritte le linee strategiche antiperonosporiche utilizzando i prodotti chimiberg. Possono essere fatti dai 2 ai 4 interventi partendo dalla fase di grappoli visibili e posizionandoli in funzione della pressione del patogeno e dell’indirizzo produttivo ogni 8-10 gg (dose minima) o 12 -14 gg (dose massimo).

Strategia Chimiberg per la difesa antiperonosporica su vite da vino

Daramun possiede tre importanti caratteristiche

Ricordiamo che Daramun è un formulato in sospensione concentrata, dotato di spiccata affinità per le cere cuticolari, moderata capacità di penetrazione ed elevata resistenza all’azione dilavante della pioggia. Daramun è registrato su vite, pomodoro e patata ed è compatibile con numerosi prodotti commerciali ad azione complementare.

EFFICACIA

Risulta efficace nel contenimento
della peronospora,
sia su foglia

che su grappolo o frutto

FLESSIBILITÀ

Flessibile nel posizionamento in quanto le proprietà del formulato ne permettono applicazioni preventive in un’ampia finestra temporale

ADATTABILITÀ

Adattabile in diverse strategie in quanto il formulato è compatibile con numerose sostanze attive dotate di meccanismo d’azione complementare

Agrofarmaci autorizzati dal Ministero della Salute. Utilizzare i prodotti fitosanitari con precauzione.
Prima dell’uso leggere sempre l’etichetta e le informazioni sul prodotto.
Si richiama l’attenzione sulle frasi e simboli di pericolo riportati in etichetta.

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Daramun: dalla sperimentazione alla realtà
- Ultima modifica: 2020-09-15T09:17:48+02:00
da wtinelli

Mezzi tecnici “bio”: svolta nella difesa

Un settore promettente che aumenta il suo peso relativo parallelamente alla stretta fitosanitaria imposta da Bruxelles

Di Lorenzo Tosi

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Bioagrofarmaci: meno input chimici nella difesa delle colture

 

Meno chimica e più biologia. Svolta inaspettata per il settore della protezione delle piante. Gli agenti di biocontrollo (Bca, da Biocontrol agents) valgono oggi il 5,6% del mercato mondiale dei mezzi di difesa, con quasi 4 miliardi di dollari di fatturato. Una quota destinata ad ampliarsi ulteriormente, visto il sorprendente tasso di crescita superiore al 16% annuo. Il peso dell’Europa, oggi pari a circa il 25%, sale velocemente anche in relazione degli effetti della forte stretta fitosanitaria in corso (ben rappresentata dalla recente decisione di revoca di un fungicida chiave per la vite come il mancozeb).

I Bca sono una classe eterogenea di mezzi tecnici che comprende:

  • microrganismi (batteri, funghi, virus che infettano i patogeni);
  • macrorganismi (insetti utili, nematodi entomopatogeni);
  • sostanze naturali (estratti vegetali, acidi organici);
  • semiochimici (feromoni, allelomoni, vibrazioni).

La viticoltura rappresenta il secondo settore di utilizzo in Europa (primo, per distacco, è il comparto delle colture protette). Oggi i Bca sono usati soprattutto per la lotta contro i fitofagi. In questo settore, infatti, si concentrano più di due terzi dei prodotti disponibili mentre solo un quarto dei prodotti sviluppati sono fungicidi. La lotta contro le malerbe, invece, resta ancora un mercato di nicchia.

Le modalità di azione

  • Tossicità, antibiosi
  • Repellenza, anti-feeding; anti-procreation;
  • Infezione- parassitismo;
  • Colonizzazione competizione;
  • Induzione di resistenza;
  • Altri effetti biostimolanti contro avversità biotiche.

La maggior parte dei Bca presentano multiple modalità di azione

Bca il mercato mondiale

53%
Microrganismi
$ 2 mld
39%
Biochemicals
$ 1,5 mld
7%
Macrorganismi
$ 0,3 mld

(elaborazione Ibma su dati Dunham Trimmer di inizio 2019)

  • Strategia per il biocontrollo della cocciniglia

  • Botrite, un target sensibile

    Bca, un caso di successo. Le strategie che fanno ricorso a biofungicidi nel contrasto a botrite della vite (Botrytis cinerea) si stanno dimostrando infatti particolarmente efficaci.

    Estratti vegetali o botanicals. Negli ultimi anni sono stati testati numerosi estratti vegetali e altri composti, sempre a base vegetale, come gli oli essenziali. La miscela di eugenolo, timolo e geraniolo (registrata in Europa con il nome Trilogy) ha dimostrato un’elevata attività nei confronti della botrite della vite. Miscelata in una formulazione innovativa, agisce attaccando tutte le componenti esterne del patogeno, disgregando le pareti e le membrane cellulari del fungo, causando la fuoriuscita del contenuto e quindi la sua morte. Una strategia alternativa rispetto alla tradizionale BCD ne prevede l’applicazione preventiva a fine fioritura.

    Funghi antagonistiPythium olygandrum agisce sia per competizione degli spazi trofici, sia parassitizzando il fungo patogeno, sia infine stimolando i meccanismi endogeni di resistenza della pianta.

    Aureobasidium pullulans è un lievito registrato per questo utilizzo il cui meccanismo d’azione è di tipo competitivo e trofico. Un altro prodotto autorizzato per il controllo della malattia è a base di cerevisane, una frazione inerte derivante dal lievito Saccharomyces cerevisiae (ceppo LAS117 non ogm), e riconosciuto dall’Ue come sostanza a basso rischio. Ha un effetto elicitore favorendo l’attivazione dei geni deputati alla difesa, la produzione di sostanze direttamente coinvolte nella difesa endogena (fitoalessine, proteine di resistenza), la produzione e l’accumulo di lignina, l’accelerazione dei processi cellulari destinati a produrre perossidi con azione antimicrobica.

    Fra i batteri agenti di biocontrollo sono in commercio formulati a base di Bacillus subtilis ceppo QST 713 e Bacillus amyloliquefaciens ceppo D747. L’azione è competitiva per le fonti nutritive e lo spazio. Secernono infatti sostanze che inibiscono lo sviluppo di potenziali competitori.

    Sostanze attive in sviluppo. Contro Botrytis cinerea le sperimentazioni sono particolarmente intense nel settore degli estratti vegetali. Lo rivela un articolo di Riccardo Bugiani e Massimo Bariselli pubblicato su Terra e Vita 18/2020. Un recente studio eseguito in vitro, ad esempio, ha rivelato l’attività di estratti vegetali ottenuti da alcune piante caratteristiche della flora cilena (Ephedra breana e Nolana sedifolia). L’attività antifungina è attribuita alla presenza di acido p-idrossibenzoico e acido caffeico in E. breana e acido p-cumarico e acido ferulico in N. sedifolia. In uno studio simile sono state testati 13 estratti di piante che hanno mostrato alti livelli di attività antifungina contro B. cinerea. Tra le piante testate predominavano specie di Allium e Capsicum. Olii essenziali estratti da Eupatorium cannabinum, Z. officinale e Ocimum canum hanno tutti mostrato attività fungitossica nei confronti B. cinerea. Anche gli olii estratti da chiodi di garofano, cannella e citronella hanno dimostrato un forte effetto inibitorio. Prodotti commerciali autorizzati in altri Paesi per il controllo di Botrytis cinerea includono estratti dalla poligonacea Reynoutria sachalinensis e dall’albero del tè (tea tree, Melaleuca alternifolia).

    Altri studi riguardano i microrganismi. Per esempio, Metschnikowia pulcherrima, un lievito non Saccharomyces presente nei mosti soprattutto nelle prime fasi delle fermentazioni spontanee, ha rivelato un buon comportamento antagonistico in grado di controllare potenzialmente lo sviluppo di altre specie microbiche.

  • Difficoltà a trovare alternative al rame

    Rame sempre più contingentato. La sua ultima registrazione (Reg.1981/2018 lo ha limitato nei tempi e nei dosaggi imponendo la soglia mobile di max 28 kg/ha in 7 anni. Urge trovare una soluzione alternativa. Un’urgenza accelerata dalla recente decisione di revoca del mancozeb. I viticoltori rischiano di rimanere senza prodotti di copertura contro Peronospora.

    L’alternativa dei Bca non fornisce per ora le stesse garanzie. Ilaria Pertot della Fondazione E.Mach in un recente articolo pubblicato su VVQ 2/2019 ha analizzato le prospettive di utilizzare  induttori di resistenza e principi attivi di biocontrollo con azione tossica diretta contro il patogeno.

    Per il primo gruppo estratti da vegetali o alghe come ad esempio Reynoutria sachalinensis, Ascophyllum nodosum o Laminaria digitata o da crostacei (chitina e chitosano); microrganismi non patogeni o loro metaboliti e derivati, come ad esempio estratti di Saccharomyces cerevisiae; proteine o peptidi e alcuni altri composti.

    Nonostante una fase iniziale di grande entusiasmo, questi prodotti secondo la ricercatrice si sono rivelati molto “deboli”. Il motivo principale è da ricercarsi nel fatto che la pianta non ha un sistema immunitario vero e proprio, per cui i meccanismi di contrasto ai patogeni non sono completi e la protezione non arriva quasi mai a superare il 40-60% di efficacia, che in caso di malattie policicliche come la peronospora, porta solo ad un ritardo dell’epidemia.

    Per il secondo gruppo sono state inseriti estratti vegetali o animali e microrganismi (ad esempio ceppi appartenenti ai generi Bacillus, Pseudomonas, Trichoderma, Lysobacter, ecc.) e/o loro metaboliti. L’efficacia è apparsa limitata spesso a causa dalla loro inattivazione/degradabilità dovuta a fattori ambientali quali bassa umidità, temperatura, pH, radiazioni UV, ecc. e delle loro intrinseche caratteristiche fisico-chimiche, come la resistenza al dilavamento o l’adesività alle superfici della pianta. Aspetti che ne limitano l’efficacia contro patogeni che iniziano il processo infettivo in presenza di pioggia.

    In questo panorama poco confortante relativamente alle alternative al rame, notizie positive potrebbero arrivare dallo sviluppo di  programmi di ricerca su sostanze naturali “disegnate a tavolino” come la recente esperienza con nanoproteine che sembrano efficaci nel prevenire l’infezione di Plasmopara viticola. (clicca e leggi Nanoproteine contro la peronospora, una strada inedita per la difesa sostenibile).

Vigneto inNova
- Ultima modifica: 2020-09-15T15:42:12+02:00
da wtinelli

Inerbimenti, quali essenze seminare

Una pratica che assicura vantaggi agronomici e tecnici, ma occorre fare i conti con competizione idrica, resistenza al calpestamento e durata

di Claudio Corradi

L’inerbimento ha ormai vinto il duello con la lavorazione dell’interfilare del vigneto. Molti sono i vantaggi di una copertura erbacea nel vigneto, ma come va gestita e quali specie erbacee devono essere favorite?
L’inerbimento può essere spontaneo quando lo sviluppo naturale delle essenze erbacee presenti in quel terreno inizia a coprire l’interfila in modo folto ed omogeneo, e senza la presenza di infestanti particolarmente aggressive, a partire dalla primavera della messa a dimora delle barbatelle.

Il miglior cotico erboso

Nei casi in cui la crescita di essenze erbacee interfilare sia invece molto eterogenea e rada diventa opportuno procedere alla semina interfilare di essenza specifiche da realizzare nell’autunno. Questa pratica, che un po’ impropriamente viene definita inerbimento artificiale, offre la possibilità di scegliere le essenze che si andranno ad introdurre in campo, in funzione delle caratteristiche della zona e del terreno, senza perdere di vista la funzione e le peculiarità che deve avere un cotico erboso specifico per vigneto.
Questo deve assicurare transitabilità in campo anche in condizioni di bagnato (la cosiddetta portanza di un tappeto erboso), essere folto, a crescita il più possibile orizzontale, per evitare sfalci frequenti e ed incrementare la portanza, ed adatto alla trinciatura in campo per il rilascio di sostanza organica.

La struttura del terreno

Le radici delle essenze erbacee avranno anche la funzione, in relazione alla loro capacità di spingersi in profondità, di migliorare la struttura del terreno.
Per durata di un miscuglio nel tempo di intende la prevalenza delle essenze seminate rispetto alle eventuali spontanee che potranno insediarsi. Questa dipenderà innanzitutto dalla adattabilità delle specie erbacee, oltre che dalle condizioni di transito interfilare che non sempre può essere rispettoso.

L’impatto del climate change

In questi ultimi anni occorre poi fare anche i conti con i cambiamenti climatici in atto che impongono l’utilizzo di specie che non entrino in competizione idrica con la coltura e che siano resistenti alla siccità, come Festuca ovina e di lunga durata e che ben sopportino il calpestamento, come Poa pratensis. Il Trifolium repens è una leguminosa che apporta azoto, migliora la fertilità e la struttura ed è adatto  a terreni calcarei ed argillosi.

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Inerbimento artificiale

Inerbimento spontaneo

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